Se ti trovi in questa pagina quasi sicuramente saprai cosa significa “ottenere permessi di root” e perchè a volte è importante fare questa operazione. Grazie al rooting del dispositivo Android è possibile superare quelle limitazioni che si presentano quando si tenta di eliminare e/o installare alcune applicazioni dal telefono Android. Nell’articolo come fare root Android abbiamo spiegato le basi, ma oggi la procedura dipende da produttore, modello, versione di Android e patch di sicurezza: gli strumenti generici e i programmi pensati per telefoni di molti anni fa non sono più affidabili.
A volte però potrebbe risultare impossibile ottenere permessi di root e le ragioni di tale impossibilità sono diverse. Qui di seguito vediamo i motivi principali per cui potrebbe essere “impossibile ottenere permessi di root”.
Prima di tutto: requisiti e rischi del rooting
Prima di cercare l’errore, verifica se il tuo dispositivo può davvero essere rootato. Servono tre condizioni di base: il produttore deve consentire lo sblocco del bootloader (alcuni lo bloccano o lo concedono solo dopo attesa), il modello deve avere una procedura compatibile con la versione di Android e la patch di sicurezza installata, e il PC deve riconoscere il telefono in modalità fastboot o download.
Lo sblocco comporta quasi sempre la cancellazione completa dei dati e può invalidare garanzia, Knox o funzioni bancarie. Dopo il root, inoltre, alcune app che verificano l’integrità del sistema (per esempio home banking, portafogli digitali e giochi con anticheat) possono smettere di funzionare o richiedere configurazioni aggiuntive. Per questo conviene rootare solo se il vantaggio atteso — rimuovere app di sistema, usare moduli, fare backup completi — è superiore agli svantaggi.
1. Metodo di rooting non adatto al modello o alla versione Android
Ogni metodo di rooting è pensato per uno specifico modello, chipset e versione di Android (comprese build e patch di sicurezza). Non basta che il sistema operativo sia simile: una procedura sbagliata può bloccare il telefono, quindi cerca sempre indicazioni riferite al numero modello esatto.
2. Pacchetto root e aggiornamenti OTA
Non esiste un “pacchetto root” universale. Su molti dispositivi si sblocca prima il bootloader, poi si installa una recovery personalizzata oppure si flasha un’immagine boot/init_boot modificata (per esempio con Magisk). Gli aggiornamenti OTA possono rimuovere il root o impedire l’avvio della procedura: verifica le condizioni ufficiali del produttore e disattiva gli aggiornamenti automatici prima di iniziare.
3. Modalità di recupero o download
Alcuni programmi di rooting richiedono di flashare il telefono e portarlo in modalità di recupero o download. L’impossibilità del rooting può dipendere dall’impossibilità di accedere a questa modalità. La combinazione di tasti non è universale: su molti modelli è “Volume giù” + “Accensione”, su altri “Volume su” + “Accensione” o “Volume su” + “Volume giù” + “Accensione”. Se non funziona, controlla la guida del tuo modello e assicurati che i driver USB siano installati.
Diagnosi rapida dei blocchi più comuni
Se il programma si ferma, non riprovare a caso: individua il punto esatto. Blocco prima del flash: fastboot non elenca il dispositivo, driver mancanti, cavo solo carica, Debug USB disattivato. Blocco durante lo sblocco: il produttore non emette il codice, l’account non è associato, attesa prevista non rispettata o connessione internet assente. Blocco durante il flash: file immagine non corrispondente al modello, partizione sbagliata, batteria insufficiente. Blocco dopo il riavvio: aggiornamento OTA che sovrascrive il root, verifica di integrità attiva o modulo incompatibile.
Controlla sempre il numero modello esatto (non solo il nome commerciale), la build di Android e la versione del bootloader. Le guide generiche per “tutti gli Android” sono la causa più frequente di errore.
4. Collegamento telefono
Molti strumenti di rooting funzionano solo se il telefono è collegato e rilevato dal computer. Oltre al driver USB del modello, servono un cavo dati, il Debug USB attivo e platform-tools aggiornati con adb/fastboot. Senza questi requisiti il PC non può comunicare correttamente con il telefono.
5. Sistema del PC
Alcuni software e tool vecchi che consentono di fare il root non sono compatibili con Windows 11/10 e non vanno forzati in modalità di compatibilità con XP o Windows 7. È preferibile usare una versione aggiornata o uno strumento multipiattaforma. Se un programma obsoleto è indispensabile per un vecchio dispositivo, usalo in una macchina virtuale con sistema supportato e driver corretti, non sul telefono quotidiano con dati importanti.
Procedura essenziale per tentare il root senza errori
Prerequisiti: backup completo su PC o cloud, batteria carica, cavo dati originale, driver USB del modello, platform-tools aggiornati (adb/fastboot), Debug USB e Sblocco OEM attivi nelle opzioni sviluppatore. Se il produttore non consente lo sblocco, fermati: non esistono scorciatoie affidabili.
- Identifica modello, build e patch di sicurezza e cerca una procedura specifica per quella combinazione.
- Abilita Opzioni sviluppatore e Debug USB; collega il telefono al PC e verifica che adb devices o fastboot devices lo riconoscano.
- Esegui lo sblocco del bootloader seguendo le istruzioni ufficiali del produttore. Il telefono si ripristinerà: i dati andranno persi.
- Installa o avvia la recovery/strumento previsto per il tuo modello e applica il pacchetto di root compatibile (per esempio patchando l’immagine boot/init_boot con Magisk e flashandola).
- Riavvia e verifica il risultato con l’app di gestione root o con un comando su da terminale. Se il telefono si avvia normalmente e il root è riconosciuto, il passaggio è riuscito; se resta in bootloop, ripristina il firmware originale prima di riprovare.
Problema probabile: se dopo il root arriva un aggiornamento OTA, questo può rimuoverlo o impedire l’avvio. Disattiva gli aggiornamenti automatici prima di procedere e reinstalla il root solo dopo aver verificato la compatibilità.
Se il root non è possibile o non conviene
Molte esigenze si risolvono senza root: usa ADB per disinstallare app preinstallate per il solo utente, limita pubblicità con DNS privato, gestisci permessi nelle impostazioni e affidati a backup locali/cifrati. Scegli il root solo quando servono modifiche profonde di sistema che nessuna app senza privilegi può fare.
Come vedi possono essere diversi i motivi per cui risulti difficile il rooting del telefono. In alcuni di questi casi il telefono potrebbe bloccarsi in modalità di “download” e per sbloccarlo bisogna procedere al ripristino. Ecco perchè, una delle prime cose da fare prima di rootare il telefono Android è quello di fare backup del cellulare sul PC. Eviterai in questo modo la perdita dei tuoi dati più importanti (foto, video, contatti, calendario, apps, ecc…)
Nel caso in cui il tuo telefono Android risulti “briccato” (cioè bloccato) dopo un root andato male, non continuare a flashare file casuali: cerca la procedura di ripristino firmware specifica per modello e versione, oppure rivolgiti all’assistenza. Il ripristino può cancellare i dati, quindi il backup fatto prima è essenziale.

GloboSoft è una software house italiana che progetta e sviluppa software per la gestione dei file multimediali, dispositivi mobili e per la comunicazione digitale su diverse piattaforme. Da oltre 10 anni il team di GloboSoft aggiorna il blog Softstore.it focalizzandosi sulla recensione dei migliori software per PC e Mac in ambito video, audio, phone manager e recupero dati.
Sono 4 anni che provo a rootare un vivo x21, nel frattempo mi sono comprato altri due telefoni;
ormai ogni tot anni riprovo nell’impresa ma…niente.
Dr phone, super user, kingoroot, iroot, adb…
tutti si bloccano o sopraggiungono problemi stupidi ma insormontabili.
E’ destinato ad essere buttato, visto che ll aggiornano più da anni è obsoleto.
La cosa che da a nervi è che non è rotto e c’ha comunque quei 6 gb di ram e una Snapdragon, mica salsicce!